Il calcio italiano: così cafone, così ipocrita

 

Sabato scorso il calcio si è fermato. Giustamente.

La morte in campo del calciatore Piermario Morosini, che da giorni occupa le prime pagine di giornali e telegiornali, ha scosso tutti, appassionati di calcio e no.

La Federazione ha quasi immediatamente deciso di sospendere il campionato, prendendo una volta tanto una decisione ineccepibile (solo Vittorio Feltri l’ha contestata, ma a parte Berlusconi, cos’è che non contesta quell’uomo?). Se si pensa che l’UEFA nel 1985 fece giocare una partita con 36 morti sugli spalti, tutto sommato la nostra Federazione (che io contesto, ma per altre cose sia chiaro…) ha dato una lezione di civiltà.

Il calcio è divertimento, come ci si può divertire sapendo che mentre tu esulti per un goal, ci sono una città e la sua squadra di calcio che piangono di fronte al cadavere di un calciatore di 25 anni (questo è ciò che sarebbe successo se si fosse giocato)?

Il calcio italiano si è dunque comportato decorosamente di fronte a questa tragedia umana e sportiva, peccato che il decoro sia durato poco.

Appena si è dovuto discutere su quando recuperare le partite sospese, ci si è dimenticati immediatamente del cadavere.

Le società di calcio di fronte alla bara di Morosini hanno cominciato a fare calcoli di squalifiche, diffide, infortuni, per capire quando fosse più conveniente recuperare la giornata sospesa per il lutto, mettendosi, sempre di fronte alla bara, a litigare e a sbraitare, segno che è triste dirlo, ma di fronte al dramma accaduto a Pescara il calcio italiano, si è dimostrato ancora una volta ipocrita.

Appena si è reso necessario affrontare un argomento diverso (anche se infinitamente meno drammatico), perché il campionato doveva pur proseguire, il cadavere di un calciatore è subito passato in secondo piano di fronte agli interessi del calcio italiano.

D’altronde non dovremmo stupirci visto che questo è un paese dove, come ho scritto più volte, si analizza per ore un fuorigioco e non si analizzano i morti per doping del calcio italiano (solo l’altro giorno è scomparso Carlo Petrini, ultima vittima di questa piaga che nessuno affronta).

Ricordo che anni fa, l’ex calciatore Massimo Brambati, in un’intervista, si disse schifato dal fatto che, recatosi al funerale del suo ex compagno di squadra Enrico Cucchi (sulla cui morte aleggia un forte sospetto di doping), più che di calcio-mercato e altri affari calcistici non sentì parlare in quella triste circostanza.

Questo è purtroppo il nostro calcio: cafone ed ipocrita, anche davanti a dei cadaveri.

 

Il calcio italiano: così cafone, così ipocritaultima modifica: 2012-04-18T23:19:00+02:00da stefanobosca
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