Ciao Smokin’ Joe

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In queste ore tutti si precipitano freneticamente a commentare le ormai prossime dimissioni di Berlusconi da capo del governo.

Io invece voglio staccare un attimo l’attenzione dalla politica per dare spazio ad una persona che da ieri non è più fra noi: Joe Frazier.

La mia passione per la boxe di un tempo m’impone di dire due parole su questo gigante (in tutti i sensi) della Noble Art, purtroppo sconfitto dal cancro all’età di 67 anni.

Frazier sarà sempre nella storia per essere stato il primo pugile ad infliggere una sconfitta a Muhammad Alì, nell’incontro dell’ 8 marzo 1971 tenutosi a New York, nel glorioso Madison Square Garden.

Quella sera Joe fu semplicemente straordinario, probabilmente le continue provocazioni lanciategli dal rivale lo caricarono al punto giusto. C’è a questo proposito un’immagine, certamente meno celebre di quella che ritrae il gancio sinistro con cui Joe mandò l’avversario al tappeto (Alì si sarebbe rialzato proseguendo il combattimento, ma fu del tutto inutile, poiché trattandosi di un incontro equilibrato, quel ko fece la differenza nell’assegnare la vittoria ai punti a Frazier): al suono della campana che decretò la fine del match si vede Frazier andare verso Alì e borbottargli una frase. Cos’ abbia detto con precisione non si sa, ma fu certo uno sfogo per rispondere ai continui e snervanti attacchi verbali del rivale.

Dopo quello del 1971, Joe avrebbe dato vita ancora ad altri due storici match contro Alì (specialmente il secondo di questi, tenutosi a Manila, da tutti definito il più spettacolare dei tre che contrapposero i due campioni ), perdendoli entrambe, ma che non tolsero, anzi aggiunsero, valore all’atleta.

Gli anni settanta hanno rappresentato per la boxe un periodo aureo. Quattro fuoriclasse infatti hanno calcato il ring in quel periodo: Muhammad Alì, George Foreman, Larry Holmes (che partito come sparring partner di Alì, avrebbe conquistato il titolo di campione del mondo nel 1978) e appunto Joe Frazier.

Dopo sono arrivati gli anni ’80 e finito il fenomeno mediatico-sportivo Tyson non sono cresciuti pugili in grado di rinverdire i fasti di questo sport  (fatta eccezione per Lennox Lewis), che si è trasformato purtroppo sempre più in una baracconata.

Del resto, è doveroso scrivere che il carattere violento e le conseguenze negative che possono portare a livello fisico e psichico non sono certo un incentivo per praticare questo sport, che non a caso ha sempre attirato  gente povera (come era Frazier) a praticarlo.

Certo è che i “magnifici quattro” sopra citati non hanno rappresentato solo quattro autentici miti sportivi, hanno rappresentato infatti molto di più.

 I loro successi hanno offerto ai poveri americani (specialmente ai neri) una sorta di riscatto morale per i continui torti subiti da un sistema che non molto prima impediva loro di salire su un autobus.

Per questo ieri con Frazier  non se n’è andato solo un pugile, se n’è andato un simbolo

C’è da augurarsi ora che la “sua” Phildelphia continui a tenerne vivo il ricordo.

Ciao Smokin’ Joe (soprannome datogli dal suo allenatore Yank Durham), che la terra ti sia lieve.

 

Ciao Smokin’ Joeultima modifica: 2011-11-08T23:52:00+01:00da stefanobosca
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