DOMANI FESTA!

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In questi giorni, segnati dalla tragedia del Giappone, di fronte alla quale dobbiamo tutti riflettere, anche in conseguenza delle radiazioni che dovrebbero consigliare più cautela a chi si riempie la bocca col nucleare propinandolo per futuro quando gli altri stati stanno dimostrando che per loro è futuro anteriore, ci apprestiamo a celebrare i centocinquant’anni dell’Unità d’Italia.

Ci si domanda se è giusto celebrarli, perché bisogna celebrarli, come bisogna celebrarli e quant’altro.

C’è chi vuole celebrarli solo come risposta alla Lega Nord, contraria per tradizione, c’è chi vuole celebrarli in barba alla sinistra, da sempre reticente a pronunciare la parola patria, c’è chi non vuole celebrarli perché dice che l’Italia ha cose più importanti (poi ci accorgiamo che, se non fosse per la catastrofe giapponese, le cose più importanti per molti  sono il Bunga Bunga e l’Inter che vince contro il Bayern Monaco).

Nemmeno su un evento che dovrebbe unire tutti senza distinzioni e senza discussioni in Italia riusciamo ad esser seri.

Centocinquant’anni sono un anniversario che deve essere festeggiato. Punto e basta.

Va festeggiato per tutti coloro che  affinché l’unità vedesse la luce, hanno dato la vita, in molti casi perdendola.

Stessa cosa per coloro i quali, una volta raggiunta l’unità, dal 1861 ad oggi, per conservarla hanno dato anche loro la vita, perdendola.

L’Italia non sarà un modello esemplare di stato funzionante oggi, d’accordo, ma chi negli anni addietro per lei è morto, l’ha fatto con la speranza che lo diventasse.

Già, la speranza. E’ stata il fuoco sacro di chi ha lottato con le unghie e con i  denti ha cercato di unire l’Italia.

Perché questo fuoco non si spenga del tutto, domani bisogna fare festa, magari ricordando le parole del nostro inno.

 

 

Inno nazionale della Repubblica italiana dal 1947

Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta;
dell’elmo di Scipio
s’è cinta la testa.
Dov’è la Vittoria?
Le porga la chioma;
ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popolo,
perché siam divisi.
Raccolgaci un’unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l’ora suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
l’unione e l’amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Dall’Alpe a Sicilia,
dovunque è Legnano;
ogn’uom di Ferruccio
ha il core e la mano;
i bimbi d’Italia
si chiaman Balilla;
il suon d’ogni squilla
i Vespri suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
le spade vendute;
già l’aquila d’Austria
le penne ha perdute.

Il sangue d’Italia
e il sangue Polacco
bevé col Cosacco, ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
Italia chiamò

DOMANI FESTA!ultima modifica: 2011-03-16T20:12:00+01:00da stefanobosca
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Un pensiero su “DOMANI FESTA!

  1. ciao stefano,ieri ho provato a connettermi al tuo blog,ma effettivamente lo vedevo un pò incasinato,oggi tutto ok,lo vedo come sempre ,ordinato,è captato anche a me di non riuscire a vedere bene il mio blog,o di non riuscire a connettermi,comunque tranquillo,è tutto ok oggi!

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