Quando l’orchestra dice basta

 

 

 

Anche quest’anno il Festival di Sanremo ha provocato un sacco di polemiche, che sono, va detto, la sua fortuna e forse, dopo aver visto cos’è successo quest’anno, l’unico motivo per cui interessa  questa manifestazione.

Se Sanremo è ancora in piedi purtroppo non è per la musica, che dovrebbe essere il motivo principale di discussione, visto che è una gara musicale, ma perché è un vespaio continuo di polemiche come quella che abbiamo dovuto sciropparci intorno alla dipendenza da cocaina di Morgan.

Sono queste cose che tengono in piedi la più celebre manifestazione canora italiana, poichè se la musica avesse voce in capitolo, non sarebbe mai accaduto ciò che sabato sera è accaduto e su cui intendo focalizzare l’attenzione.

E’ successo infatti quello che tutti sanno, ovvero l’orchestra, in disaccordo con i risultati emersi dal televoto, ha  protestato platealmente, finendo col gettare via gli spartiti.

Molti hanno condannato questo gesto asserendo che l’orchestra e i suoi membri sono pagati per suonare e a questo dovevano limitarsi, sapendo perfettamente già da prima che la classifica finale era dettata dal televoto  (le cui modalità si prestano a parecchi dubbi).

Io invece dico bravo a chi per una volta, ha deciso di far sentire il proprio dissenso.

Il Festival esiste da sessant’anni ed è la prima volta che l’orchestra si abbandona ad un gesto del genere.

Questo vuol dire che anche lei ha capito che stava prendendo parte ad una buffonata. In quel momento i musicisti si sono sentiti inutili, si saranno chiesti: “Che cosa andiamo a suonare se tanto della musica non gliene frega niente a nessuno?”. Perché in fondo questo è stato il responso del televoto. E’ l’unica spiegazione plausibile per il fatto che Malika Ayane e la sua stupenda voce  non siano arrivate nei primi tre posti.

I componenti dell’orchestra, capito ciò, hanno fatto sentire la propria opinione, devo dire anche in una maniera originale ed acuta, non dimentichiamoci che viviamo in un paese dove ci si scanna per un rigore non dato, perciò gettare gli spartiti non mi sembra una forma così incivile di protesta (come hanno cercato di farci credere i finti moralisti).

Hanno voluto far capire che loro erano venuti a fare il proprio lavoro (facendolo bene, infatti non ho sentito nessun cantante parlarne male), non a far parte di una baracconata. Sono pagati per suonare, non per far parte di un circo e l’hanno fatto capire nell’unico modo a loro concesso.

Che Sanremo sia ormai un circo lo prova che i motivi di discussione generati da esso non sono legati alla bellezza o meno delle canzoni o alla bravura degli interpreti. Quest’anno sono stati più che mai le partecipazioni da ospiti di Lippi e Cassano (e i loro compensi….), il culo di Jennifer Lopez e soprattutto la partecipazione in gara del principe Emanuele Filiberto, su cui due parole vanno spese.

Ora, io non credo che la canzone del principe meritasse il secondo posto, piazzamento rivelatosi un effetto collaterale del televoto, che in molti casi premia la simpatia e non l’interpretazione o la canzone e perciò penso che almeno per Sanremo vada abolito, se si vuole cercare di salvare il Festival.

E’ altresì vero che nè il principe, nè Pupo, nè Canonica, hanno puntato le pistole agli organizzatori del Festival per essere ammessi alla gara, perciò non è logico l’atteggiamento dell’organizzazione,  che prima gli ha  ammessi perché  sapeva che avrebbero destato polemiche, curiosità e quant’altro (ovviamente la canzone è stato l’ultimo elemento di valutazione, in una gara in cui invece dovrebbe essere il primo) e poi quando si è visto che hanno prodotto ciò che si sperava, ha invitato ad abbassare i toni molto ipocritamente.

Perciò tra il gesto discutibile ma sincero dell’orchestra e l’atteggiamento di un’ organizzazione, che per sua stessa volontà, da anni ormai ci propina un Festival della canzone italiana che non è più tale, preferisco senza dubbio il primo.

Quando l’orchestra dice bastaultima modifica: 2010-02-22T17:29:00+01:00da stefanobosca
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