Riabilitarne uno per riabilitarne cento….

 

 

In questa settimana, costellata dalla tragedia di Haiti, di fronte alla quale dobbiamo tutti fare un minuto di riflessione (soprattutto quando ci incazziamo per cose che al confronto sono di un’oscena stupidità), sono stato incuriosito da un fatto che a livello politico (e anche sociale, per i suoi risvolti) ha secondo me parecchia importanza: il tentativo di riabilitare Bettino Craxi.

Il 19 gennaio infatti ricorrono i dieci anni della sua morte e per questo motivo in questi giorni ne viene rievocata la figura.

In questa rievocazione si nota in molti una sorta di addolcimento nei giudizi, per cui coloro che nel ’93 applaudivano a chi gli tirò le monetine mentre usciva da un hotel, oggi sono quasi in sintonia con chi vuole intitolargli una via.

Già, se nei giorni in cui imperava Tangentopoli e Di Pietro era considerato un eroe nazionale, ci avessero affermato che un giorno qualcuno avrebbe proposto di intitolare una via a Craxi non ci avremmo creduto per principio.

Invece è successo veramente.

Dal 1992, anno in cui iniziò la stagione di Tangentopoli ad oggi sono trascorsi 18 anni, mica un secolo. Eppure pensate come sono cambiate certe valutazioni.

Nel 1992 Di Pietro (come tutti i membri del pool Mani Pulite) era un eroe nazionale, tanto che quando di lì a poco sarebbe nata la Seconda Repubblica, tutti i politici gli avrebbero fatto la corte affinché passasse con loro, Berlusconi compreso.

Craxi invece cominciava la sua parabola discendente che lo avrebbe condotto alla latitanza tunisina.

Oggi Di Pietro è a capo di un partito comunque minore e da alcuni è stato addirittura definito una vergogna della magistratura, a Craxi invece vogliono intitolare vie.

Perché succede questo?

La domanda viene naturale, le risposte possono essere molteplici.

Innanzitutto ricordiamo che il tempo ovviamente cancella molte cose e quindi in questo caso tende a cancellare o comunque a sminuire quelle che furono le colpe di Craxi.

Credo però che alla base di tutto ciò ci sia un disegno preciso.

La riabilitazione di Craxi, qualora andasse a buon fine, farebbe comodo a parecchia gente. Sarebbe un’occasione irripetibile per molti personaggi del mondo politico e finanziario italiano, i quali se ne servirebbero per ottenere un lavaggio purificatore delle proprie coscienze e delle proprie colpe.

Se fosse riabilitato Craxi che comunque la si pensi va detto che un santo non era, tutti i condannati in via definitiva che abbiamo in Parlamento, tutti coloro che se non fosse per l’indulto oggi sarebbero in prigione, tutti coloro che hanno cancellato le proprie colpe facendosi a proprio uso leggi come quella sulla prescrizione avrebbero un assist formidabile per costruirsi un’immagine più pulita.

Inoltre, ricordiamoci sempre che il Parlamento oggi è ancora gremito di persone (Berlusconi è il primo di queste) che quando l’ex leader socialista era al potere lo adulavano, lo frequentavano assiduamente e ne accettavano le decisioni, anche perché in certi casi erano funzionali ai propri interessi.

Vorrei ricordare che Craxi fu presidente del consiglio dal 1983 al 1986.

I ministri dei suoi governi non si sono mai accorti di chi fosse?

Che cosa dicevano quando vedevano il leader socialista andare in Cina con l’aereo di stato sul quale caricava parenti, amici, gente che con quel viaggio diplomatico non aveva nulla a che vedere? Non ricordo che essi avessero mosso lamentele, l’unico a muoverle fu Beppe Grillo che per questo venne mandato via dalla Rai.

Quando ad un certo punto si notò un impressionante aumento delle pensioni di invalidità sotto il governo Craxi, va ricordato che vennero pure approvate dai suoi ministri, che diedero la pensione a ciechi che facevano la partita a carte al bar piuttosto che ad invalidi protagonisti di partite a calcio.

Oscar Luigi Scalfaro, che nei governi Craxi era ministro dell’interno, all’epoca non diceva ancora “Non ci sto!” di fronte a tutto questo, perché ci stava eccome.

Sono perciò convinto che dietro al desiderio di intitolare vie all’ex leader socialista ci sia la volontà di qualcuno che intende farlo per riabilitare se stesso.

Concludo con un’ ulteriore riflessione, amara purtroppo.

 Non  è che in fondo, riabilitando Craxi, gli italiani stessi possano sentirsi riabilitati? Chi fosse l’ex segretario del PSI e quale fosse il sistema in cui egli si muoveva lo sapevano tutti (e se non lo sapevano almeno se lo immaginavano), finché ha fatto comodo però in troppi hanno fatto finta di non saperlo.

Il popolo italiano su questo deve riflettere e farsi una buona volta un esame di coscienza.

Riabilitarne uno per riabilitarne cento….ultima modifica: 2010-01-17T22:29:00+01:00da stefanobosca
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4 pensieri su “Riabilitarne uno per riabilitarne cento….

  1. Questo è veramente un caso vergognoso. Magari fra 50 anni potranno raccontare ai nostri nipoti che Craxi è stato un grande statista, ma a noi che sappiamo cos’à fatto proprio no. Io penso che solo in Italia possa succedere che si cerchi di riabilitare un politico corrotto morto latitante. Sono disgustato.

  2. Grazie Roberto x l’intervento. Concordo sostanzialmente con te, aggiungo però che solo in Italia può succedere che si cerchi di riabilitare un politico corrotto morto latitante perchè solo in Italia può succedere che tutti i suoi compari stiano al potere più venerati e rispettati di prima. Un esempio x tutti: Giuliano Amato, per anni il suo braccio destro, è sempre sulla breccia ed alle ultime elezioni presidenziali abbiamo rischiato che ce lo rifilassero Presidente della Repubblica.
    Mi chiedo (e ti chiedo): non è altrettanto vergognoso?

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