Ultimo minuto e il silenzio sulle realtà del calcio

ultimo minuto.jpgIn questi giorni mi è tornato in mente un bellissimo (nonchè uno dei pochi) film sul calcio, uscito nel 1987: Ultimo minuto.

Questo film, realizzato dal regista Pupi Avati, con protagonista il grande Ugo Tognazzi, in televisione viene trasmesso di rado (ricordo di averlo visto l’ultima volta un sabato notte di qualche anno  fa su Rai 3 nella celebre rubrica Fuori orario). Peccato perchè è un film in cui  viene a galla tutto quel sottobosco del calcio che i mass-media non ci mostrano.

Realizzato a pochi anni dallo scandalo del calcio-scommesse del 1980, primo, celebre terremoto calcistico che solo Calciopoli avrebbe superato per intensità, il film narra la storia di un mondo che appunto agli appassionati di calcio è sempre stato tenuto volutamente nascosto. Un mondo fatto di intrallazzi, di sotterfugi, nel quale il protagonista, general manager di una squadra di serie A, interpretato da un grande Tognazzi, si muove a proprio agio.  Un mondo in cui gli ingenui si mescolano a personaggi tutt’altro che cristallini (da segnalare l’interpretazione di Massimo Bonetti nel ruolo del calciatore corrotto Emilio Boschi). Fatto di favori e controfavori sotterranei fra dirigenti, giornalisti, calciatori e procuratori, in cui si evince che le scommesse clandestine e risultati combinati  non hanno certo cessato di esistere.

La cosa che stupisce è che il film anticipa di vent’anni ciò che sarebbe emerso con Calciopoli. Eppure, quando uscì, venne criticato, accusato di aver quasi diffamato il gioco più bello del mondo. La quasi clandestinità a cui è stato destinato nel corso degli anni ne è stata una conseguenza, nonostante un cast di prim’ ordine (oltre ai citati Tognazzi e Bonetti, ricordiamo Lino Capolicchio, Diego Abatantuono, Elena Sofia Ricci, un giovanissimo Marco Leonardi, più le  apparizioni di Enrico Ameri, Aldo Biscardi, Mario Giobbe, Enrico Mentana, nei panni di loro stessi) e nonostante alla sceneggiatura del film avessero collaborato 2 signori giornalisti sportivi come Italo Cucci e Michele Plastino.

Questo perchè parlare serenamente dei problemi del calcio è sempre più improbabile. Il calcio che ci viene mostrato non corrisponde alla sua realtà, lo sappiamo tutti, ma se qualcuno si azzarda a cercare di mostrarlo, viene lasciato nella clandestinità o addidato di disfattismo (come è avvenuto per il film di Avati).

E’ successa non molto tempo fa la stessa cosa con la fiction Ho sposato un calciatore, che mostrava come la vita dei calciatori potesse essere differente da come la si immaginava, il cui atteso seguito non è mai stato visto, nonostante gli ascolti televisivi lusinghieri.

E’ successo con il film Ultrà, che affrontava il tema dei tifosi e della violenza negli stadi, la cui trasmissione televisiva nessuno ricorda più ed è successo con opere letterarie che parlano dei problemi del calcio come Lucky Luciano, il libro su Moggi, che ha goduto per dieci anni del silenzio più assoluto e i cui autori sono rimasti anonimi, in quanto giornalisti sportivi timorosi che, se avessero pubblicato il loro nome, avrebbero visto la loro carriera stopparsi. Altri libri che sono rimasti nel silenzio sono Palla Avvelenata di Castellani e Calzia, che tratta i problemi legati al doping nel calcio e Indagine sul calcio di Oliviero Beha, dove ci vengono mostrati dubbi eloquenti sullo splendore del calcio italiano.

Certo, è triste vedere che parlare di calcio in maniera diversa da quella del bar e dello stadio sia difficile nel nostro paese e che, come ho già scritto in altri post, per i mass media siano più importanti notizie come l’imminente liason fra Borriello e la Satta che le numerose, vergognose morti per colpa del doping avvenute negli ultimi trent’anni.

Spiace, perchè come scriveva Ella Wheeler Wilcox: “Tacere quando si dovrebbe protestare è un peccato che fa degli uomini dei codardi”.

Ultimo minuto e il silenzio sulle realtà del calcioultima modifica: 2009-02-28T16:47:00+01:00da stefanobosca
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