Cesare Battisti e la pochezza dello stato italiano

Nel 1979 Alberto Torregiani era un ragazzo quindicenne come tanti, con un futuro pieno di speranze davanti a sè. Un giorno, un gruppo di delinquenti (così si sono sempre chiamati quelli che andavano a rapinare i negozi) entrò nella gioielleria del padre armi in mano per compiere una rapina. Il padre reagì  estraendo la pistola, ne seguì una sparatoria con i terroristi dei Proletari Armati per il comunismo (quali si scoprirono poi essere i rapinatori) nella quale il padre perse la vita e lui rimase paralizzato per sempre (a causa di un colpo esploso dalla pistola del padre).

Oggi, a trent’anni di distanza, Alberto di speranze ne ha poche, ma una certezza, resterà tutta la vita su una sedia a rotelle.

Voi direte, ma almeno avrà avuto giustizia per l’assassinio del padre? La risposta è no.

Il motivo? L’ assassino, arrestato, evase  2 anni dopo dal carcere (come non si sa….) e si rifugiò prima in Francia, dove divenne scrittore di gialli (scelta azzeccata, per lui che di omicidi se ne intendeva…) e lì restò in quanto grazie alla dottrina Mitterand la Francia non ha mai concesso l’estradizione in Italia del terrorista, in quanto era la prassi della dottrina concedere asilo politico a coloro che avevano compiuto atti di violenza, ma di natura politica (che cosa ci fosse di politico nell’omicidio Torregiani lo si deve capire ancora adesso), a dimostrazione che le leggi vergognose non le fanno solo in Italia.

Quando il Consiglio di Stato francese e la Cassazione francese negarono, nel 2004, la validità della dottrina Mitterand, l’assassino si rese latitante. Sarebbe stato arrestato nel 2007 in Brasile e lì, si sperava, fosse stato riconsegnato alle autorità italiane, come avvenne anni fa per un altro criminale, il boss mafioso Tommaso Buscetta. Invece oggi si scopre che il Brasile se lo terrà in quanto rifugiato politico, perciò Alberto e la sua famiglia devono scordarsi, dopo 30 anni, di ricevere giustizia per l’assassinio del padre.

Questa è dunque la storia di Alberto Torregiani e dell’assassino di suo padre: Cesare Battisti, che curiosamente è lo stesso nome di un celebre patriota ed eroe italiano, che ha dato la vita per costruire l’Italia, non, come il protagonista di questa  storia, per distruggerla.

Il presidente del Brasile Lula è intenzionato a dare lo status di rifugiato politico a Battisti (anche se, ribadisco, fatico a capire cosa ci sia di politico nell’entrare in una gioielleria e fare una rapina, con questo criterio chissà quanti rapinatori potrebbero definirsi perseguitati politici…) e a nulla sembrano valere le ragioni dello stato italiano che rivorrebbe il latitante indietro.

Da  quest’incredibile vicenda io credo che ad essere sconfitti non sono solo Torregiani e le vittime dei 4 omicidi di cui Battisti si è reso corresponsabile. C’è anche un’ altra figura che ne esce a pezzi: lo Stato italiano.

Quando in quasi 30 anni uno stato non è in grado di farsi restituire un delinquente dagli altri stati già si capisce quanto sia la sua pochezza a livello internazionale.

Se poi pensiamo che persino il Brasile (che con tutto il rispetto, non mi sembra essere una potenza mondiale) ci prende per i fondelli e noi non possiamo nemmeno reagire a questa presa per i fondelli, capiamo perchè il mondo ci ride dietro.

L’ Italia a livello internazionale non è mai contata granchè, lo sappiamo, ma mai si sarebbe immaginato di arrivare al punto che la nostra diplomazia fosse  castrata come di  fatto è risultata essere nel caso di Battisti, il quale ha dichiarato che a rivolerlo in Italia è “il potere economico del governo di destra italiano”, che a suo dire starebbe complottando con settori della giustizia brasiliana per avere l’estradizione.

Io credo che a rivolerlo in Italia siano innanzitutto i parenti delle vittime del terrorismo e in particolare delle vittime dei suoi omicidi.

 

Cesare Battisti e la pochezza dello stato italianoultima modifica: 2009-01-19T17:10:00+01:00da stefanobosca
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