FEBBRE DA CAVALLO….un cult

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Oggi voglio esaudire la richiesta del mio amico Frank, che mi ha domandato se sul mio blog potevo ricordare un celebre  film  della comicità italiana: Febbre da cavallo, realizzato nel 1976 dal regista Steno.

Che dire, sono passati trentatre anni da quando uscì questo film, che ormai è da considerarsi un vero cult.

Qualche anno fa è stato fatto un sequel (La Mandrakata), carino, anche se inferiore al primo.

Beh, Febbre da cavallo (che ogni tanto la tv ripropone) presenta una serie di battute, dialoghi e situazioni ormai entrate nella storia della comicità.

Il merito, oltre che di Steno, regista del film, è da attribuire anche al cast, ovvero ad un grande Gigi Proietti, nel ruolo del protagonista (“Er Mandrake”), un altrettanto grande Enrico Montesano (“Er Pomata”), il povero Francesco De Rosa (Felice), uno straordinario Mario Carotenuto (l’indimenticabile avvocato De Marchis, che poi alla fine si scopre non essere avvocato), Catherine Spaak (nel ruolo di Gabriella, la donna di “Mandrake”), Marina Confalone (Giuliana, la sorella di “Er Pomata”, detta “Tornado, il vento che uccide” a causa del suo alito), Adolfo Celi (nel ruolo del giudice) e due altri attori presenti in molti film della commedia italiana: Gigi Ballista (nel ruolo del conte Dallara) ed Ennio Antonelli, che avrebbe poi interpretato il papà di Bruno Sacchi nel telefilm “I ragazzi della 3°c” (qui  nel ruolo del macellaio “Manzotin”).

Il film racconta la storia di un gruppo di tre amici, “Mandrake”, “Pomata” e Felice  (che vengono presentati dal protagonista “Mandrake” in questa maniera: “Avete presente i 3 moschettieri, beh, noi semo 3 morti de fame!”), scommettitori delle corse dei cavalli, che vivono di espedienti, ed è con questi che cercano di reperire il denaro per le loro scommesse. Frequentando il mondo delle corse ippiche si imbatteranno poi in altri personaggi ruotanti attorno ad esso (come, per esempio, l’avvocato De Marchis, che si atteggia a proprietario di una scuderia, ma in realtà possiede un cavallo solo, Soldatino, i cui risultati all’inizio non sono certo confortanti…).

Ora scrivere tutte le battute divertenti del film sarebbe un lavoro di lunga durata, meglio fare come  faccio io, che ogni tanto me lo riguardo, anche perchè se qualcuno per caso non l’avesse ancora visto, è meglio che lo veda (e per vederlo penso sia meglio non conoscere la trama).

Io  trovo che in questo film non ci sia una battuta più bella dell’altra, perciò nel citarne solo qualcuna si rischierebbe di non citarne altre altrettanto meritevoli.

Febbre da cavallo è un continuo susseguirsi di battute e situazioni divertenti, grazie, come già detto, alla bravura del regista e degli interpreti.

Certo che alcune scene, come quelle delle peripezie e delle truffe (in romanesco “sole”) dei protagonisti per guadagnarsi i soldi per scommettere, sono veramente da antologia.

Perciò, devo ribadire, a chiunque non l’abbia ancora visto ne è consigliata la visione..

FEBBRE DA CAVALLO….un cultultima modifica: 2009-01-14T16:44:00+01:00da stefanobosca
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3 pensieri su “FEBBRE DA CAVALLO….un cult

  1. Grande Stefano! Grazie 1000 x aver esaudito la mia richiesta e tanti complimenti x il Tuo blog. Grazie x aver rinfrescato la memoria su un film che ritengo essere di enorme attualità pur essendo trascorsi + di 30 anni dall’uscita nelle sale cinematografiche! A parer mio la perla del film è il monologo di Mandrake, con il quale risponde alla domanda posta dall’Avv. De Marchis: “Chi è il giocatore delle corse dei cavalli?”. Ciao by Frank

  2. Grazie, Frank. “Chi gioca ai cavalli è un misto, un cocktail, un frullato de roba, un minorato, un incosciente, un ragazzino. Un dritto e un frignone, un milionario pure se nun c’ha una lira e uno che nun c’ha ‘na lira pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un bugiardo e un pollo, è uno che passa sopra tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto x poter dire: ho vinto e adesso v’ho fregato a tutti e mo’ beccate questa…tiè! Ecco chi è il giocatore delle corse dei cavalli”.

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