Il caso Moro trent’anni dopo

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Sono passati 30 anni dal giorno in cui, a Roma, in via Caetani, nel bagagliaio di una Renault Rossa, venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro.

Terminarono così, nel modo peggiore, 55 giorni che sconvolsero l’Italia, spaccandola fra chi si opponeva ad ogni trattativa con le B.R. e chi invece era favorevole.

Ebbe tutto inizio il 16 marzo 1978, giorno in cui Moro si stava recando alla camera per votare la fiducia al governo Andreotti (di cui  fu ispiratore), che prevedeva, dopo più di trent’anni, l’ingresso del P.C.I. al governo.

Lo scopo era  di formare un esecutivo che lavorasse per pacificare il paese e per contrastare il fenomeno dilagante del terrorismo.

Purtroppo però quel giorno Moro fu vittima di un agguato delle B.R, che in via Fani, a Roma,uccisero gli uomini della sua scorta, massacrandoli a colpi di arma da fuoco e rapirono il politico democristiano.

Seguirono 55 giorni drammatici, in cui lo Stato rifiutò ogni tipo di trattativa con i brigatisti. Trattare avrebbe significato conferire loro un riconoscimento politico, a cui da tempo miravano.

Su quel sequestro, spiace doverlo dire, ancora oggi non è stata fatta chiarezza del tutto.

Sarebbe bello venisse fatta per i famigliari di Moro, degli uomini della scorta e per tutti noi italiani, che il 9 maggio 1978, giorno in cui i brigatisti uccisero il politico democristiano, abbiamo perso una delle più grandi personalità dell’Italia Repubblicana.

Sarebbe bello conoscere ad esempio chi c’era dietro al falso comunicato delle B.R. in cui vi era scritto che Moro era morto e il suo corpo era stato gettato nel Lago della Duchessa.

Conoscere come mai alcune lettere inedite di Moro sono state rinvenute solo negli  anni ’90, parecchio tempo dopo la sua uccisione.

Conoscere chi erano le  due persone (i cui nomi non sono mai saltati fuori) a bordo di una moto Honda, che diversi testimoni hanno visto in via Fani,  al momento dell’agguato.

Conoscere perché ancora oggi emergono incongruenze nelle indagini sulla vicenda.

Chissà se un giorno riusciremo a sapere tutto…..

Io sono giovane e Aldo Moro ho imparato a conoscerlo tramite libri e documentari.

Credo sia molto bello il seguente aneddoto, contenuto nel libro L’altro Moro, del giornalista pugliese Antonio Rossano, riportato nel libro L’Italia del Novecento di Indro Montanelli e Mario Cervi.

“Trasferitosi a Roma, il professor Aldo Moro andò al Commissariato per le requisizione degli alloggi di Bari e disse che l’abitazione a suo tempo  concessagli non gli serviva più. L’impiegato non fiata. S’alza di scatto e corre negli uffici della direzione dal commissario, generale Ferraro: <Generale venga fuori lei. C’è un provocatore, dice che vuole lasciare la casa che gli avevamo assegnato>.

Penso che gli italiani debbano essere orgogliosi per essere stati rappresentati da un uomo del genere, allo stesso tempo debbano però vergognarsi per non aver ancora potuto (o voluto, dopo 30 anni il sospetto è legittimo…) sapere la verità sui suoi ultimi, angosciosi, 55 giorni di vita.

Il caso Moro trent’anni dopoultima modifica: 2008-05-10T16:40:00+02:00da stefanobosca
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