GLI ANNI 80 E LA RINCORSA ALLO STRANIERO

In onore del mio amico Mirko, che gentilmente è venuto a visitare il mio blog, oggi mi occuperò di un argomento più frivolo e meno impegnativo.

Una sera, durante una partita a carte a casa del mio amico Roberto, ad un certo punto (non ricordo il motivo) è stato evocato un nome che da anni era stato dimenticato: Julio Cesar Uribe.

A Mirko, quel nome non diceva nulla, in quanto non ricordava che quello era il nome di un calciatore peruviano approdato al Cagliari nella stagione 1982/83 insieme ad un altro sudamericano, Victorino, venuto dall’Uruguay (rimasto celebre perché, quando venne ceduto, il Cagliari pagò di tasca sua la società acquirente affinché lo comprasse).

Per questo motivo, cercherò di riassumere quella che secondo me è stata un’epoca irripetibile del calcio italiano.

Nel 1980 la Federcalcio (pressata dalle società di calcio e da esigenze politiche) permise alle squadre di calcio di tesserare calciatori stranieri (con il limite di uno per squadra), ponendo fine quindi all’autarchia che da anni lo impediva.

Partì immediatamente la rincorsa al calciatore d’oltralpe, che tutte le società e i loro tifosi anelavano.

Arrivarono ottimi calciatori (su tutti, Brady, Kroll e specialmente il grande Falcao) ma anche bidoni (aggettivo rimasto appiccicato ai calciatori che hanno deluso palesemente le attese, rivelandosi fiaschi clamorosi) epocali, come Danuello della Pistoiese, Fortunato del Perugia, il povero Eneas del Bologna (deceduto tragicamente nel 1988 in un incidente stradale), autentici pionieri dei bidoni giunti in Italia.

La vicenda calcistica di Luis Silvio Danuello è poi incredibile, a dimostrazione che l’ondata di esterofilia ebbe aspetti grotteschi.

Appena giunto in Italia, il calciatore brasiliano, interrogato dai suoi dirigenti, disse: “Jo soy ponta”, dimenticando di evidenziare che ponta in portoghese significa ala e non punta.

Ecco forse perché, impiegato da punta, Danuello non lasciò un ricordo straordinario sui campi di calcio italiani.

Negli anni  a seguire, dopo che nel 1982 venne alzato il limite a due stranieri al massimo per squadra (nel 1988 diventeranno tre) giunsero fior di campioni (Platini, Junior, Zico, Rummenigge, Passarella, Elkjaer, Gullit, Van Basten e il più grande di tutti: Maradona, per citarne alcuni) ma anche fior di bidoni (Pedrinho e Luvanor del Catania, Eloy del Genoa, Andrade e Renato della Roma, Anastopulos dell’Avellino, Rush della Juve, Blisset del Milan e tanti altri).

Era un football diverso, con molte pressioni politico-economiche in meno, popolato da presidenti leggendari come i mitici Rozzi dell’Ascoli, Anconetani del Pisa, Massimino del Catania (“Per la prossima trasferta i nostri tifosi avranno a disposizione 3 voli charleston” una delle sue più celebri frasi) oggi sempre più introvabili.

Noi bambini ci divertivamo con l’album delle figurine e per cercare di emulare i nostri campioni ci accontentavamo di un pallone, al campo dell’oratorio non era infatti richiesto di essere vestiti tutti uguali con delle divise ufficiali.

Oggi è tutto cambiato, le squadre vengono quotate a piazza Affari, i calciatori bandiera sono sempre meno, ormai, per effetto della legge Bosman, ogni squadra è libera di tesserare quanti stranieri vuole.

I bidoni però ci sono (e ci saranno sempre), il problema è che non si possono più chiamare così perché si rischia la denuncia.

I bambini vanno a giocare ormai nei circoli e le figurine panini, col mercato aperto tutto l’anno, hanno perso il loro significato.

C’è chi pensa sia meglio oggi, chi invece pensa fosse meglio vent’anni fa.

Non lo so, ma una cosa è sicura, quella della “rincorsa allo straniero” è stata, a modo suo, una stagione irripetibile del calcio italiano.

ps. Per chi vuole saperne di più sui bidoni venuti in Italia è consigliabile il sito www.clamorosoalcibali.it

GLI ANNI 80 E LA RINCORSA ALLO STRANIEROultima modifica: 2008-01-29T20:50:00+01:00da stefanobosca
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5 pensieri su “GLI ANNI 80 E LA RINCORSA ALLO STRANIERO

  1. Io mi ricordo perchè è saltato fuori il nome di URIBE… Mentre giocavamo pesantemente a poker si stava parlando di tassi di interesse per eventuali prestitie e io, per deviazione professionale, ho proposto il tasso EURIBOR. A quel punto hai ribattuto che ignoravi cosa fosse l’Euribor ma in compenso conoscevi benissimo Uribe…

  2. E’ vero!Ora ricordo! Pensa, passare dai tassi d’interesse agli stranieri del Cagliari!Solo noi, giocando a poker, riusciamo tanto! Bisogna assolutamente organizzarne uno al + presto!

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