AUGURI, BALLERINO DEL RING!

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Il 17 gennaio 1942 nacque a Louisville, nel Kentucky, un’autentica leggenda vivente: Muhammad Alì

Cosa si può ancora dire  su Alì che non sia già stato detto in tutti i libri, documentari, film aventi lui come soggetto?

Cosa si può dire su quest’atleta irripetibile, che sul ring pungeva come un’ape e volava come una farfalla (come amava ripetere il suo aiuto-allenatore Drew “Bundini” Brown), che un tempo era l’uomo più riconosciuto nel mondo, più del Papa o di un capo di stato.

Io non so se effettivamente sia stato il più grande boxeur della storia, ma certamente nessun pugile è riuscito a fare ciò che lui ha fatto fuori dal ring.

Grazie a lui molte persone trovarono finalmente qualcuno disposto a difenderle.

Il suo celebre rifiuto a svolgere il servizio militare, gli costò la squalifica in quelli che anagraficamente sarebbero stati gli anni migliori dal punto di vista atletico. Inoltre segnò  una sua notevole caduta finanziaria, avvenuta per far fronte alle pene pecuniarie e ai processi che gli piovvero addosso (al punto che persino il suo rivale Joe Frazier lo aiutò economicamente) e in pratica sancì  la sua disapprovazione all’impegno americano in Vietnam, al quale fu contrario fin dal primo istante (“Nessun Vietcong mi ha mai chiamato sporco negro” è rimasta una delle sue più celebri massime). In coloro che non potevano far sentire la propria voce di dissenso,  il mito di Alì accrebbe perciò a dismisura.

Quando la protesta per la guerra in Vietnam si allargò sempre di più, forse per la prima volta bianchi e neri si unirono insieme per lottare al medesimo scopo, contro una guerra insensata che che costò  la vita a migliaia di giovani americani, e ciò fu senza dubbio anche grazie al contributo di Muhammad Alì.

Oggi Alì affronta un match terribile, il suo avversario non è uno dei tanti pugili che ha trovato sul proprio cammino, è il Morbo di Parkinson.

E’ un avversario terrificante, contro cui però egli lotta a viso aperto (come del resto ha sempre fatto).

“Dio mi sta dimostrando che sono solo un uomo come tutti gli altri”, ha confidato al giornalista David Remnick nel bellissimo libro Il Re del mondo, a proposito della malattia che lo affligge.

Anche in questo Alì dimostra la sua grandezza.

Forse per questo il suo più grande trionfo non è da considerarsi la sua vittoria su George Foreman nel mitico match di Kinshasa, in cui si riappropriò del titolo di campione del mondo dei pesi massimi.

La sera in cui, nel 1996, davanti agli occhi di tutto il mondo, con i segni della malattia evidenti sul suo corpo, accese ad Atlanta la fiaccola olimpica dando il via alle Olimpiadi fu per lui una grandissima vittoria, contro chi l’aveva condannato, spinto sull’orlo del lastrico, privato del titolo di campione del mondo dei pesi massimi (che gli era costato anni di sacrifici) e che quella sera, conferendogli quell’onore, sembrò dirgli, “Scusaci, scusaci davvero. Con te abbiamo sbagliato tutto”.

Buon compleanno, mitico Muhammad.

AUGURI, BALLERINO DEL RING!ultima modifica: 2008-01-17T21:10:00+01:00da stefanobosca
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