16 gennaio 1920

Il 16 gennaio 1920, ovvero 88 anni fa, negli USA entrò in vigore il 18° emendamento, che proibiva la produzione, la vendita e il trasporto di alcolici.

Il provvedimento fu attuato sull’onda di un montante puritanesimo nella società americana dell’epoca, unito al fatto che l’alcool  fu causa di gravi disordini sociali.

Dopo tale emendamento, nelle grandi città americane si moltiplicarono i locali clandestini, in cui gli alcolici venivano serviti in barba alla legge. Suddetti locali, furono quasi tutti gestiti dalla malavita, per la quale il provvedimento fu una manna dal cielo, poiché con il commercio illegale di alcolici la criminalità organizzata fece una fortuna immensa.

Sembra incredibile, ma è vero, fu grazie ad una legge di stato che la malavita aumentò a dismisura il proprio potere.

La criminalità organizzata riuscì a commerciare fiumi di alcool in quasi tutte le grandi città americane (soprattutto a New York e Chicago, quest’ultima teatro delle gesta del purtroppo celebre boss Al Capone).

Non solo, forte del denaro tratto da tale business, al fine di rendere quest’ultimo sempre più efficiente, riuscì ad arruolare nelle proprie fila un mucchio di uomini e mezzi.

Tra gli uomini, figurarono molti politici e funzionari, disposti a chiudere un occhio sulle attività della malavita organizzata.

Non si spiegherebbe altrimenti che Al Capone sarebbe stato condannato non per i molteplici omicidi commessi da lui e dai suoi uomini, ma per evasione fiscale (chi ha visto il film Gli Intoccabili sa di cosa si sta parlando).

Fu in questi anni che si registrò l’inarrestabile ascesa di Carlo Gambino, Lucky Luciano, Vito Genovese, Meyer Lansky e di coloro che avrebbero tirato le fila della mafia americana per decenni.

Gli anni ’20 furono un periodo contraddittorio per gli USA. Furono anni di efferate violenze, causate dal vorticoso giro d’affari intorno al proibizionismo (il 18° emendamento sarebbe stato abolito nel 1933, ma fu come  chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati), gli anni del Ku Klux Klan e gli anni del vergognoso processo contro Sacco e Vanzetti.

Sono passati più di ottant’ anni da quei giorni ed è agghiacciante per noi sapere che poco più di un anno fa Guido Rossi, nel lasciare la presidenza della Telecom ha paragonato la Borsa italiana alla Chicago degli anni ’20.

Una cosa è sicura, un uomo come Guido Rossi se ha detto una frase del genere non l’ha detta tanto per dirla.

Magari può aver esagerato, ma quando un uomo che per anni ha fatto parte di  consigli di amministrazione di  grandi gruppi industriali italiani, fa una simile affermazione, significa che nel sistema finanziario italiano qualcosa non funziona per il verso giusto (visto che viene accostato al periodo storico in precedenza trattato nel post).

In altre nazioni, se il presidente di una delle più grandi società del paese avesse pronunciato parole del genere, sarebbero scattate delle inchieste, i giornali ne avrebbero parlato  per mesi sulle loro prime pagine.

In Italia non è successo nulla, perché?

 

16 gennaio 1920ultima modifica: 2008-01-16T00:40:00+01:00da stefanobosca
Reposta per primo quest’articolo